domenica 5 dicembre 2010
domenica 5 dicembre 2010
Clima, il Giappone apre la guerra al patto di Kyoto (l’Unità)
Dalla conferenza di Bali del 2007, il negoziato internazionale sul clima delle Nazioni Unite si svolge su due tavoli paralleli. Nel primo vengono discussi gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra che i Paesi sviluppati aderenti al Protocollo di Kyoto dovranno adottare oltre il 2012. Il secondo ha invece lo scopo di definire gli impegni degli altri Paesi, tra cui spiccano gli Usa, da sempre contrari a ratificare il Protocollo, e la Cina, che nel frattempo è diventata il primo emettitore mondiale.
IL FRONTE DEL NO
La possibilità di poter negoziare in un unico contesto gli impegni futuri dei principali paesi emettitori di gas serra è una richiesta più volte espressa da Paesi che aderiscono al Protocollo. A Cancun però il Giappone ha rotto ogni indugio diplomatico, dichiarando la propria indisponibilità «ad ogni condizione» a continuare ad aderirvi oltre il 2012. Immediata è giunta in Messico la reazione dei paesi della coalizione Alba di

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Daniele Pernigotti
Cancun
centro e sud America, capitanata dalla combattiva Claudia Salerno. L'inviata speciale del governo venezuelano si è dichiarata scandalizzata davanti alle affermazioni di alcuni delegati di Paesi occidentali che hanno dichiarato di preferire la spiaggia al negoziato, dando già per morto il Protocollo di Kyoto. Salerno lamenta come altri Paesi si facciano in realtà scudo della posizione giapponese per non voler palesare la propria contrarietà a questa parte del processo e ha chiesto un radicale cambio di posizione da parte loro, pena l'impossibilità di poter supportare alcun accordo in altre aree. I Paesi, non citati direttamente dalla venezuelana sono Canada, Russia e, probabilmente Nuova Zelanda.
La ragazza di Haiti
Coralie: aiutateci siamo terrorizzati
dalle calamità
Voci diplomatiche riservate di area Alba lasciano intendere come la netta posizione assunta venerdì in difesa del Protocollo di Kyoto, possa essere stata costruita per rinforzare il grande lavoro condotto dalla Ue per convincere i «Kyoto dubbiosi» a non affossare il Protocollo. Ciò andrebbe a conferma del ruolo indiscusso di leadership assunto dalla Ue a Cancun, supportato anche dai risultati della politica climatica intrapresa in questi anni. La Ue ha infatti ribadito di aver già raggiunto
in anticipo i propri obiettivi di Kyoto del 2012 e in un recente studio ha dimostrato la fattibilità tecnica ed economica di estendere dal 20 al 30% gli obiettivi per il 2020. Singolare invece come lo scontro di posizioni sul Protocollo di Kyoto sia stato minimizzato da Christiana Figueres, Segretario esecutivo dell'Unfccc, che non vede alcuna novità rispetto alla reiterazione di posizioni già manifestate, in modo meno eclatante, in passato. Ma è proprio la continua mancanza di novità rispetto al passato la notizia peggiore che poteva giungere da Cancun, concreta dimostrazione di una classe politica internazionale palesemente incapace di affrontare un tema globale come il cambiamento climatico.
L’ALLARME
Nel frattempo si moltiplicano i messaggi di allarme sullo stato del clima che giungono dalla comunità scientifica e dalle aree del pianeta già ampiamente colpite dagli impatti del cambiamento climatico. Impressionante la testimonianza dell'haitiana Coralie, testimonial dell'Unicef. A 14 anni ha già vissuto esperienze personali drammatiche come terremoto, uragani e alluvioni e confessa la paura che spesso prova la sera pri- ma di addormentarsi, non sapendo quale altra calamità potrà riservagli il giorno successivo. In merito al cambiamento climatico, confessa di non sapere niente del negoziato, ma di comprendere molto bene le possibili conseguenze per il suo futuro. ❖
Il vertice di Cancun sempre più in salita. Ieri il Giappone ha an- nunciato la propria indisponi- bilità a continuare ad aderire al protocollo di Kyoto dopo il 2012. La posizione Ue, unica nota positiva.