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Daniele Pernigotti   

Cancun

con cui sono state gestite le manifestazioni e che hanno portato a ritirare dei pass di accesso solo per delle canzoni fuori programma. A microfoni spenti qualche lamentela giunge anche da funzionari del segretariato Unfccc e da rappresentanti delle piccole isole per la mancata comunicazione uffi- ciale di alcuni degli incontri organizzati senza sosta in questi ultimi giorni e notti di negoziato. Complessivamente però tutti riconoscono al Messico di aver dato una grande lezione ai colleghi danesi proprio in termini di trasparenza e partecipazione.

Nelle sezioni di «alto livello» la trattativa su ogni tema è stata gestita da una coppia di Ministri in rappresentanza dei Paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo, consentendo sempre la partecipazione a tutti i Paesi.

Resta da vedere in queste prossi- me ore se tutto ciò sarà sufficiente a costruire le basi di un accordo che dovrebbe chiudersi il prossimo dicembre a Durban. A Cancun è inevitabile che il negoziato si protrarrà ad oltranza per la giornata di sabato.


GLI SCOGLI

I nodi da sciogliere restano gli stes- si degli ultimi anni: il bilanciamen- to degli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra, le azioni per limitare l'impatto del cambiamento climatico, gli aiuti economici ai

Paesi in via di sviluppo, il trasferi- mento di tecnologie pulite e il ruo- lo cruciale delle foreste del mondo. Da tutti i Paesi giungono dichiara- zioni sulla consapevolezza della gravità del problema e sulla necessità di attuare un'azione rapida e radicale per contrastare il riscaldamento del pianeta, per dimenticarsi però quanto affermato nel momento in cui è necessario rinunciare a qualcosa.

Il Segretario esecutivo Christiana Figueres nei giorni scorsi aveva invitato a «non chiedere un com- promesso, ma ad offrire un compromesso», ripetendo con nuove parole un concetto ormai vecchio. Simile invito giunge dalla Presidente della Cop, Patricia Espinosa: «potremo avere una vittoria, solo se ognuno uscirà un po' perdente rispetto alle richieste iniziali».

La paura è che qualcuno voglia in realtà far fallire l'intero processo multilaterale sul clima. Ciò sarebbe evidentemente una tragedia per il pianeta, perché le scadenze in cui gli scienziati invitano a invertire la rotta delle emissioni del pianeta non possono essere posticipate co- me una Conferenza sul clima. Co- me il Canada che ha sempre un pro- filo basso sul Protocollo ma che è uno dei più grossi oppositori alla sua sopravvivenza, per proteggere il settore di produzione di petrolio da sabbie bituminose dell'Alberta, da cui proviene Steven Harper. ❖


Il summit in Messico ha puntato su trasparenza e partecipazione per cancellare la memoria di quello di Copenaghen. Ma resta da vedere se questo sarà suffi- ciente per arrivare ad un accor- do sul clima.

-> Il negoziato tra i Grandi andrà avanti ad oltranza anche oggi

-> Rischio fallimento Il Canada tra gli oppositori del protocollo di Kyoto